Moldeke! …i miei spaventosi gas mi rendono ebbro!

…”Mi sto soffermando da qualche tempo su concetti simili, per poi trovare che è tutta una questione di tempo…

Basta solo una piccolissima cosa per farmi perdere giornate intere alla ricerca di risposte, o di quello che più probabilmente assomiglia ad una risposta o di quello che decido che sia una risposta… insomma, alla fine spesso cerco non trovando niente, o meglio, trovando tanto del resto che circonda il mio caso ma poco del fulcro, del nocciolo della questione.

Mi vedo, quindi, spesso immerso in quello che, sinteticamente, ritengo sia la “ricerca” e la inserisco in quella “vita attiva” della mia quotidianità.

Vedo molto simili i termini “ricerca” e “studio”, non sinonimi, forse lo “studio”, il lavoro sporco di apprendere, è lo strumento raggiungere lo scopo finale di “ricerca”, che essendo instabile ed in continuo movimento ha ben poco di finale …ecco ecco IL “fine” è LA “ricerca” [gli ebrei vanno matti per i giochi di parole che rivelano le loro idee (in questo caso la complementarietà, quello che potremo definire l’essenza stessa della ricerca, donna, è comprensibile solo guardandola con gli occhi del fine, ritenendola il fine, uomo …sta scritto “uomo e donna egli creò”, quindi unici ed indivisibili…) difatti se consideri LA “ricerca” come LA “fine”, andrà bene grammaticalmente ma ti viene un’angoscia… ti pone davanti ad un baratro: “ecco sei arrivato, non occorre che tu vada avanti. Smettila!” … manca LO stimolo per LO studio!!!] [sarebbe curioso indagare come mai la parola, o il termine, “fine” sia così dannatamente efebico (ma le parentesi quadre puoi anche non leggerle)]

Anche se a volte basta appena soffermarsi sulla parola “ricerca”, spogliarla di tutte le catene della tradizione (anche culturale) e vestirla di nuovo per vedere cosa ci potrebbe dire …alla parola “cerca” basta aggiugere l’abbreviazione di “ripetere” ovvero “ri-” … otterrai che “ricerca” non è molto diverso dal concetto “della ripetizione del cercare”  [non ti dico nulla sulla complementarietà].

Forse un ciclo continuo, forse un ciclo vizioso, forse la ricerca è solo fine a se stessa, ma non so bene se si possa definire in qualche modo inutile …magari alcune ricerche non sono prioritarie, ma già in questa accezione si mettono in campo altri fattori…

Ma è tutta una questione di “tempo”, basti pensare che quello che oggi è velleitario domani potrebbe essere indispensabile, considera il telefono che ieri non era neccessario mentre oggi sì …ma del tempo quello che mi distrugge è tutta la terminologia del settore, le parole: ora; attimo; minuto; secondo; adesso; dopo; giorno; notte… che cos’è il tempo… da cosa lo trovo… da cosa lo distinguo dalla massa di concetti prefabbricati che la società mi imprime… quando cerco spiegazioni un tale mi disse: “l’ora è l’adesso, il presente, l’oggi …hai capito?”

No, non ho capito. …”

Senza fare della filosofia spicciola io tenterei di soffermarmi sulla parola “ora” …quindi tutta la pazienza che mi potevi dedicare sta arrivando agli sgoccioli.

“…Sono di origini venete, non veneziane, e spesso lo studio è inteso come perdita di tempo, a meno che non lo si faccia per evidenti motivi pratici (tipo per fregare lo stato) o per dichiarato diletto, non viene in alcun modo, per esperienza personale, riconosciuto lo studio per conoscere …ed io ne sono invece malato.

Appartengo ad un numero ridotto di persone che vivono questo tempo come qualcosa di estraneo, alcuni di noi vorrebbero essere pirati, altri nobili eruditi,  qualcuno vuole ancora fare l’astronauta, insomma una razza, quella dei sognatori, che sembra sempre in estinzione, ma che mai scomparirà… un manipolo di idealisti senza patria e perennemente fuori contesto, ma che non avrebbero senso in altre epoche. Contenti di essere anonimi, bachi sconosciuti del sistema, e di lanciare i sassi sulle teste di tutti i tonti che ci passano davanti. Nelle nostre mani spesso la conoscenza diviene essenza o grottesco turpiloquio, come i momenti di buoi profondo, come quello mio, di oggi. E quello mio di oggi che diviene eternità se rimanessi fermo, o attimo se azzardassi un colpo di reni…”

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