homo homini lupus

Hobbes descrive come lo Stato (Stato-Leviatano) dove impedire che gli uomini si sbranino a vicenda. Più che Hobbes mi pare che la nostra classe politica si riferisca alla saga di Pierino (addirittura mi pare che qualcuno abbia perfino celebrato Alvaro Vitali come novello Totò ).  Un noto “statista” (e non scrivo di chi perché alla parola “statista” va allontanata il più possibile la coppia di parole “bettino craxi“) consigliava alle forze emergenti dell’epoca (“claudio martelli“) di abbandonare la letteratura Socialista per la lettura del “Marcovaldo“, almeno così dice in un’intervista … addirittura si sente nostalgia per l’epoca … fatto sta che leggo il blog di Alessando Gilioli (“piovono rane“)  http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/11/24/lasticella-dellassuefazione/ … rimango basito.

Rimango basito dall’inettitudine in generale … di chi governa, o fa finta di farlo, piuttosto da chi si fa governare.  Mi da fastidio che il politico parli come l’avventore di un bar, tipo i vari Gentilini, Brunetta,  il dentista-che-non-vorresti-mai-Calderoli … beh! la strafottenza di Castelli o il doppio lavoro di Pecorella, Ghedini, Dell’Utri … ma insomma!

La politica è una cosa seria.

Nel Ducato di Toscana (siamo nel 1513 e all’epoca non era ancora Granducato, mi pare che il paese fosse Sant’Andrea in Percussina), per opera di un tale, si diede inizio alla Scienza Politica … adesso lì è Italia, anzi, si pretende che sia la culla culturale dell’Italia e del pensiero Italiano … la Diplomazia degli Antichi Stati Italiani era al top in tutto il mondo allora conosciuto, ed ora,  l’esperienza di questi uomini, è alla base del pensiero politico moderno … non è concepibile che vengano stuprati ogni volta … ma attenzione, l’Italia non è solo un posto per ricordare gli allori rinascimentali, passiamo qualche minuto anche sull’esperienza risorgimento, pure su quella dell’italietta di Giolitti. Riflettiamo anche sulle dicotomie del ventennio, pur con molti “distinguo” Mussolini comunque era uno “statista” (visto che ha rubato pure il titolo di “duce” al buon D’Annunzio la parola “statista” è semanticamente accettabile (va detto che la parola “dittatore” o  “autocrate”  o “opressore” sarebbe comunque meglio rappresentativa)) con le contropalle. Ora la favolosa esperienza della guerra di liberazione con tutta la nomenclatura uscita anche a livello imprenditoriale (Enrico Mattei o il Sig. Piaggio) … i primi periodi del secondo dopoguerra  … l’esperienza repubblicana … Santo Iddio, sembra una cavalcata epica perfino il Governo D’Alema! (jr. il senior non mi pare abbia mai avuto esperienze come capo del governo)

Alla luce della mia storia di Italiano, non mi va proprio che chi è alla guida politica sia un troglodita (con tutto il rispetto per “lucy“). La classe politica deve “educare” il popolo, non lo deve assecondare in tutti i modi (Aldo Moro docet). La Democrazia è ben diversa dalla Demagogia. La commistione dei popoli è naturale che avvenga per un milione di motivi, tra tutti che da sempre i poveri sono andati alla corte dei ricchi e che i poveri fuggono da guerre o situazioni di disagio provocate anche dall’imprenditoria italiana (tipo l’AGIP in Nigeria o l’allegra gestione della Somalia) o dai fallimenti della politica estera (a cosa servono i tanto blasonati “bei rapporti” tra la Libia e l’Italia?) … la delazione è un’arma infame, utilizzarla, legittimarla e giustificarla è quanto di più becero si possa fare. Quando (la delazione) viene impiegata dalla classe politica c’è da sperare (!) che lo faccia per distogliere da argomenti più scabrosi per la sua sopravvivenza, perché se è il segnale di una politica che naviga a vista c’è da temere. C’è da temere che questa politica porti a scontrarsi tra fratelli, c’è da temere l’isolamento internazionale, c’è da temere una crisi economica cronica, c’è da temere per la struttura sociale. C’è da temere che si torni all’era di Bongo Bongo dove per una patata ci si ammazza per strada.

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