“Moldeke … dannazione, cos’hai fatto?”

Si tratta dell’ennesima nuova presenza.

Della quarta o quinta raccomandazione che mi passa davanti.

Il fatto che, in questo caso, ella mi sorrida e si compiaccia del mio metro e novantacinque, mi fa incazzare ulteriormente.

Perché? Perché è l’ennesima persona che mi sorpassa senza freccia solo perché ha un bel paio di cosce ed una ferita ancora fresca di conquista. L’ennesima che ottiene sempre tutto quello che vuole.

D’istinto una mano le sfiora il seno, tondo e sodo.

Lentamente.

Il passaggio della mia mano con la sua estremità mi ricorda quando da piccolo passavo il bastone sulle sbarre dei cancelli.

Sorriso bianchissimo e soddisfatto di lei.

Non mi ricordo che nessuna si sia, in effetti mai lamentata.

Le labbra calde si dilatano e quasi si gonfiano.

Ha un alito caldo, da una sensazione di morbidezza.

La sua mano si posa sui miei fianchi e raggiunge le tasche posteriori.

Spinge il mio bacino, lo attira a se.

Inutile dire che mi sento tutto scobussolato.

Lei percepisce le mie pulsazioni, la mia temperatura che si alza.

Il pollice e, dall’altra parte, il resto delle dita, percepiscono le sue alterazioni prima lungo il collo, poi sotto la mandibola.

Ci sono due parti che mi mandano in delirio, i bei piedi e il sottogola.

Parti che percepisco molto più volentieri con quella parte del corpo che va dal labbro superiore alla punta del naso.

Sulla fossetta.

Mi avvicino col viso.

Lentamente.

Lei con la sinistra sulla mia schiena che mi stringe a se.

Sento il calore del fiato.

Lei cerca di emettere un suono.

Ma la mia mano si è stretta ed occlude trachea e giugulare, le stesse mani che mi stringevano cercano invano di spingermi via e non riesce ad emettere alcun suono, anche se, lo sento, vorrebbe urlare al mondo la sua rabbia., a la gamba che era tre le mie cerca di raggiungere il mio basso ventre, ma ho contratto troppo forte gli adutori a difesa dei gioiellini, eccola che apre gli occhi e non vede che le mura bianche di una stanza al terzo piano, ma potrebbe essere da qualsiasi parte. per quantoquestoaleipossainteressareperchè continua il suo sforzo per urlare e spin-ger-mi viaaaaaaaaaaaaaaa … ma spreca energie, che si esauriscono in breve.

Si abbandona al suolo

Istintivamente mi pulisco le mani sui pantaloni.

La macchinetta del caffè non accetta i miei cinquanta centesimi.

Prendo la chiavetta che lei portava legata alla cintura, tanto non le serve più.

Tolgo tutte le palle al dosatore di zucchero, spingo il tasto del thè… il caffè oggi mi agita.

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